A cento giorni dalle elezioni europee, il secondo più grande appuntamento democratico al Mondo, ecco gli appuntamenti che attendono il Parlamento e i partiti.

Dal 22 al 25 maggio, circa 400 milioni di votanti nei 28 paesi Ue saranno chiamati alle urne. In Italia, sono più di 50 milioni i cittadini aventi diritto, 73 gli eurodeputati che andranno a rappresentare l'Italia a Strasburgo.

Un sistema, quello delle elezioni europee in Italia, proporzionale e con liste aperte: soglia di sbarramento al 4% e possibilità per gli elettori di indicare una preferenza per uno o più candidati della lista.

La novità, rispetto alle passate elezioni, sta nel fatto che ogni partito politico europeo indica anche il proprio candidato alla presidenza dell'Esecutivo comunitario. Non a caso, lo slogan scelto dal Pe per lanciare la campagna istituzionale per le elezioni – Questa volta è diverso - punta tutto sulla novità introdotta dal trattato di Lisbona, che dà voce in capitolo al nuovo Parlamento nella scelta del presidente della Commissione, conferendogli il potere d'investitura.

Modi e tempi per candidarsi

Fra le 30 e le 35mila firme per ogni circoscrizione: tante ne servono per presentare una lista alle elezioni europee, trane nel caso in cui la lista abbia già partecipato alle precedenti elezioni al Parlamento italiano o europeo con un proprio simbolo e ottenendo almeno un seggio.

Le firme vanno raccolte entro 39 giorni prima del voto. Fra i diktat del Parlamento europeo in merito alla formazione delle liste elettorale, quello sulla parità di genere: non saranno ammesse, cioè, liste che non prevedano la presenza di candidati di entrambi i sessi.

L'agenda dei gruppi politici

Ad oggi, i 7 gruppi che compongono l'emiciclo di Strasburgo rappresentano oltre 160 partiti nazionali. Se anche sotto questo punto di vista 'stavolta è diverso', lo decideranno gli elettori. Quel che a Bruxelles temono, è l'ondata euroscettica che potrebbe abbattersi sull'Ue: quelle di maggio, non sono elezioni diverse solo sotto il profilo tecnico, sono anche un banco di prova per le istituzioni europee. Con la crisi finanziaria e l'emergere di forze politiche euroscettiche, le elezioni rischiano infatti di trasformarsi in un referendum pro o contro l'Ue e l'euro.

La campagna elettorale sta entrando nel vivo e tra febbraio e marzo i gruppi politici europei dovranno indicare programmi e ufficializzare i candidati alla presidenza della Commissione europea. Alcuni, come il gruppo Alde, l'hanno già fatto: il congresso del partito a fine novembre ha portato alla definizione del manifesto politico in vista delle elezioni, e a gennaio uno dei due candidati alla presidenza dell'Esecutivo comunitario, il commissario agli Affari economici Olli Rehn, si è ritirato dalla corsa lasciando campo libero all'altro, il capodelegazione dell'Alde al Parlamento europeo Guy Verhofstadt.

La scelta del nome da candidare alla presidenza della Commissione europea è chiara anche per i Socialisti, che puntano sul presidente del Pe Martin Schulz per il post-Barroso. Per il congresso, invece, c'è da aspettare il 28 febbraio, quando i partiti affiliati al PSE si riuniranno a Roma.

Verdi hanno già i loro finalisti per la nomination: un uomo e una donna, gli eurodeputati José Bové e Ska Keller, scelti attraverso le primarie online. E il 22 febbraio a Bruxelles il partito organizza una convention che porterà alla definizione dell'agenda politica del gruppo in vista delle elezioni e per i prossimi 5 anni.

A rappresentare gli euroscettici ci sarà invece l'Alleanza europea per la libertà, guidata dalla presidente del Front Nazionale Marine Le Pen e dal leader del Partito per la libertà olandese Geert Wilders, cui ha aderito anche il segretario della Lega Nord Matteo Salvini. In questo caso, trattandosi di una nuova formazione, la prima preoccupazione è quella di avere i numeri per formare un gruppo politico, ovvero disporre di almeno 25 deputati provenienti da 7 diversi stati Ue. Il manifesto c'è e, e parla della moneta unica come la radice di tutti i guai e di un'Unione europea da ricostruire dalle fondamenta.

L'incertezza maggiore riguarda invece il gruppo politico che ad oggi conta il maggior numero di eurodeputati a Strasburgo, il Partito popolare europeo. Ancora non c'è un nome per la presidenza, ma i papabili sarebbero sei: quattro li ha indicati, in un'intervista a EurActiv.com, il capogruppo Ppe al Parlamento europeo Joseph Daul, l'ex premier lussemburghese ed ex presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker, il premier finlandese Jyrki Katainen, il premier lettone Valdis Dombrovskis e il commissario europeo per il Mercato interno Michel Barnier; ma, nei corridoi di Bruxelles, circolano pure quelli del premier irlandese Enda Kenny e, unica donna, del direttore del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde. Il tempo per depositare le candidature si apre oggi, il 13 febbraio; l'ultimo giorno utile sarà il 5 marzo, alla vigilia del congresso del Ppe che si terrà a Dublino il 6 e 7 marzo, da cui uscirà il nome del candidato alla presidenza per il gruppo dei popolari. 

Nel frattempo, a Strasburgo...

100 giorni alle elezioni significa anche che il Parlamento europeo in carica ha poco tempo per chiudere una serie di dossier ancora pendenti. I fascicoli legislativi presenti al momento nell'ordine del giorno del Pe riguardano una serie di temi caldi, a partire dal meccanismo unico di risoluzione delle crisi bancarie.

Ma ci sono anche la direttiva tabacco, il cui testo definitivo dovrebbe andare al voto nella seconda plenaria di febbraio, quella che si svolgerà a Strasburgo dal 24 al 27, la garanzia sui depositi dei privati, il pacchetto telecomunicazioni, quello ferrvario e il cielo unico europeo. E ancora, il Pe è chiamato a esprimersi sulla protezione dei dati, sulla sicurezza dei prodotti, e a fornire il proprio parere definitivo sulle sanzioni penali per le manipolazioni dei mercati, sulle emissioni di CO2 per le auto e sulla direttiva sui mercati degli strumenti finanziari. Il tutto entro fine legislatura, nel corso di tre sessioni plenarie.

 

Fonte: www.euractiv.it

 

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