di Mattia Emili

Come si sta sviluppando la Sharing Economy a livello locale, in particolare nel Comune di Terni?
"Da questo punto di vista il nostro territorio è un tessuto vivo, c’è grande curiosità su questo tema e ci sono stati i primi tentativi di ‘co-working’ e ‘living lab’ (condivisione di sviluppo tra il pubblico ed il privato). In particolare, per ora, la sharing economy è stata maggiormente applicata nel settore privato: abbiamo ravvisato una difficoltà al cambio di mentalità, che vede attualmente soprattutto iniziative volte al raggiungimento del vantaggio piuttosto che della condivisione sociale".

Quali sono i progetti in atto e quelli futuri, sia per quanto riguarda il settore imprenditoriale che quello sociale?
"Le istituzioni territoriali si sono impegnate su due progetti. Il primo è quello dell’amministrazione condivisa, che riguarda direttamente i Beni Comuni. Siamo di fronte ad una democrazia partecipativa, in quanto un Ente Pubblico si apre con il territorio e si concretizza la collaborazione tra esso e l’Amministrazione, superando così l’approccio autoritativo. Un esempio concreto è rappresentato dai patti di collaborazione, che portano il cittadino privato le istituzioni ad una relazione paritaria: avviene dunque una condivisione di scelte e di responsabilità. E’ importante sottolineare come non vi sia una sostituzione del cittadino alle Istituzioni, ma un’espressione del diritto di sovranità. Il secondo filone riguarda la progettazione condivisa, nel quale vengono ricomprese le risorse economiche come i fondi europei, in particolare i fondi strutturali. Essi vengono impiegati per progetti di sviluppo che avvengono con decisioni comuni. Avvengono cioè delle ‘tavole rotonde’ nelle quali sono presenti la Giunta, Associazioni e anche singoli cittadini. Un esempio concreto sono i fondi di autosufficienza (come quelli per la startup giovanili)".

Quali sono i vantaggi più importanti delle forme di condivisione?
"Il vantaggio è quello di poter attuare politiche mirate, consentendo una maggiore efficacia ed ottimizzazione delle risorse. Ciò è possibile soltanto con il sentirsi parte integrante del progetto da parte della comunità, la quale è responsabile. L’obiettivo è quello di avvicinarsi sempre di più verso il modello anglosassone di ‘common law’, dove la partecipazione dei cittadini non deve avvenire per contrarietà, ossia “intervengo perché l’Amministrazione non lo fa o perché lo fa male”, ma per esercitare la libertà individuale ed il diritto riconosciuto dalla Costituzione di sovranità. Le Isituzioni devono altresì salvaguardare questa collaborazione".


In molte città italiane si sta sviluppando la ‘Car Sharing’, potrebbe essere un progetto replicabile anche nel Comune di Terni?
"Sicuramente, è un progetto a cui stiamo pensando. Ma dobbiamo lavorarci con attenzione: non avrebbe senso che il pubblico si sostituisse integralmente al settore privato in questo campo. Bisognerebbe invece attuare un piano funzionale allo sviluppo privato e di welfare generativo, magari con incentivi pubblici per il privato e per il sociale. L’obiettivo è quello di una co-progettazione con le multinazionali presenti sul nostro territorio: un esempio potrebbe essere un servizio per i lavoratori dell’Ast. Il dato sulla quantità di automobili nella nostra provincia è uno dei più alti in Italia".

E sul progetto di bike-sharing ‘Valentina’?
"Vogliamo migliorare il servizio è la sua utilità.  L’obiettivo è quello di creare collegamenti con le zone universitarie di Pentima e San Valentino".